Piccoli Passi Inclusivi
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Quando correggiamo un errore, che cosa impara un bambino di sé?

· Maestra Viviana

Una riflessione sul valore delle parole, della correzione e dei piccoli passi nella scuola primaria.

«Se continui così, per me puoi stare a casa.»

Nel testo che accompagna un suo Reel, Enrico Galiano racconta di questa annotazione sul quaderno di un alunno e invita a riflettere sul modo in cui guardiamo gli errori.

È uno spunto che vorrei portare dentro le nostre classi, con una domanda: quando un bambino riceve una correzione, che cosa gli stiamo insegnando anche su di sé?

Sul banco vediamo una parola incompleta, un calcolo sbagliato, una consegna lasciata a metà. Davanti a quel lavoro c’è un bambino che sta cercando di capire come si fa. E, insieme, sta costruendo un’idea delle proprie possibilità: posso provarci? Posso chiedere aiuto? Che cosa succede se sbaglio ancora?

Le nostre parole entrano anche in queste domande.

Un’annotazione può aiutarlo a individuare il passaggio da rivedere. Può indicargli da dove ripartire. Può anche lasciarlo solo davanti a qualcosa che sa già: il suo lavoro contiene degli errori. Quello che spesso gli manca è capire come affrontarli.

Penso, per esempio, a un bambino che continua a saltare una lettera mentre scrive. Possiamo chiedergli di prestare più attenzione. Ma che cosa potrà fare, concretamente, al tentativo successivo? Possiamo provare a rileggere insieme la parola, pronunciarla lentamente, accompagnarlo a confrontare ciò che sente con ciò che ha scritto. Poi lasciargli il tempo di intervenire.

La correzione diventa utile quando offre un’azione possibile.

Questo richiede anche di osservare meglio. Davanti a una pagina incompleta, possiamo avvicinarci e chiedere: «Mi fai vedere fin dove sei arrivato?». Davanti a un risultato sbagliato: «Mi racconti come ci hai pensato?». Le risposte possono mostrarci un passaggio non compreso, una consegna interpretata diversamente, una strategia che funziona solo in parte.

Sono informazioni preziose per scegliere che cosa insegnare dopo.

Nella scuola primaria lavoriamo con bambini che stanno imparando anche a tollerare la fatica di non riuscire subito. Per alcuni, tentare davanti agli altri può essere particolarmente difficile. Una risata dei compagni, una correzione esposta a tutta la classe, un confronto ripetuto con chi finisce prima possono rendere più faticoso il tentativo successivo.

Possiamo prestare attenzione anche a questo: parlare a bassa voce accanto al banco, scegliere un esempio preparato da noi per discutere un errore insieme, concordare con il bambino un piccolo obiettivo su cui concentrarsi.

Immaginiamo una breve frase scritta dall’insegnante con un errore da individuare. La classe può osservarla, proporre soluzioni, spiegare le proprie idee. Prima dell’attività rendiamo chiaro che stiamo lavorando su un esempio costruito per imparare. E dopo aver trovato la soluzione, chiediamo: «Che cosa ci ha aiutato ad accorgercene?». È quel passaggio che potremo richiamare quando ciascuno tornerà al proprio quaderno.

Anche il modo di riconoscere un progresso merita cura. «Bravo» può esprimere affetto e incoraggiamento. «Hai riletto la parola e hai trovato da solo la lettera che mancava» rende visibile una strategia. Aiuta il bambino a riconoscere qualcosa che potrà provare a fare ancora.

Naturalmente, chi insegna conosce la complessità delle giornate in classe. Ci sono tanti bisogni contemporaneamente, tempi stretti, stanchezza e momenti in cui la pazienza si assottiglia. Questa riflessione riguarda anche il sostegno di cui abbiamo bisogno noi adulti: confronto tra colleghi, strumenti condivisi, tempo per rileggere le situazioni difficili.

E riguarda la possibilità di riparare. Può capitarci di usare parole troppo dure. Possiamo tornare da quel bambino e dire: «Prima ti ho parlato in un modo che non ti ha aiutato. Mi dispiace. Riguardiamo insieme questo passaggio». Assumerci la responsabilità delle nostre parole è un gesto educativo concreto.

Per Piccoli Passi Inclusivi, l’inclusione prende forma anche in questi momenti quotidiani. Nel tempo che concediamo. Nella domanda che facciamo prima di interpretare una difficoltà. Nell’aiuto che rende possibile un nuovo tentativo.

Il prossimo passo può essere piccolo: scegliere una correzione e domandarci se, leggendola, quel bambino saprà che cosa fare dopo.

Vorrei che ogni bambino potesse trovare, nel nostro modo di accompagnarlo, questo messaggio: «Il tuo posto qui è sicuro. Possiamo lavorare insieme su quello che ancora ti mette in difficoltà».

Ogni passo conta. Ogni bambino appartiene.

— Maestra Viviana, Piccoli Passi Inclusivi

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