Piccoli Passi Inclusivi
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Quanto spazio lasciamo alle bambine?

· Maestra Viviana

Appunti di cura · 11 ottobre, Giornata internazionale delle bambine

L’11 ottobre è la Giornata internazionale delle bambine: una ricorrenza che richiama l’attenzione sui loro diritti e sugli ostacoli che ancora ne limitano le possibilità.

Come mamma e insegnante, sento che questa giornata ci invita a guardare anche dentro le nostre case e le nostre aule. A chiederci quale idea di sé una bambina possa costruire attraverso le parole che ascolta, gli esempi che incontra, lo spazio che le lasciamo.

«Che bella bambina.»

È una frase affettuosa, che molti di noi hanno pronunciato. Possiamo continuare a riconoscere la bellezza, aprendoci però a tutto il resto: un’intuizione, una domanda originale, un tentativo fatto con pazienza, il coraggio di esprimere un’opinione.

Quando ci fermiamo ad ascoltare ciò che pensa, le comunichiamo che anche il suo mondo interiore merita attenzione.

Ci sono poi parole che sembrano innocue: «Sii buona», «Non rispondere», «Lascia perdere», «Tu sei più giudiziosa».

In alcuni momenti chiediamo rispetto, ed è parte del nostro compito educativo. In altri, senza accorgercene, potremmo chiedere a una bambina di rinunciare alla propria voce per rendere tutto più semplice agli adulti.

Vale la pena domandarci che cosa intendiamo quando diciamo che una bambina è “brava”. Apprezziamo la sua cura, il suo impegno, la sua capacità di stare con gli altri? Oppure ci rassicura soprattutto il fatto che non protesti, non chieda troppo, non metta in discussione le nostre decisioni?

Una bambina ha bisogno di sapere che può esprimere un disaccordo e continuare a essere amata. Che può essere arrabbiata e trovare un adulto disposto ad aiutarla a capire quell’emozione. Che può sbagliare senza sentirsi meno degna di fiducia.

Educare al rispetto comprende anche questo: accompagnare le parole con cui difendere un’idea, chiedere aiuto, dire che qualcosa fa stare male.

In famiglia, possiamo osservare come distribuiamo i compiti e le responsabilità. A chi chiediamo di aiutare? Da chi ci aspettiamo più pazienza? A chi concediamo di essere rumoroso, avventuroso, disordinato? Quali possibilità offriamo prima ancora che siano i bambini a chiederle?

Anche a scuola possiamo guardarci con curiosità. Chi invitiamo a guidare un gruppo, a usare uno strumento, a spiegare una soluzione? Affidiamo spesso alle bambine il compito di mettere pace, aiutare, riordinare? Diamo a ciascuno l’occasione di sperimentare ruoli diversi?

La cura e la collaborazione sono esperienze preziose per tutti. Quando le condividiamo, permettiamo alle bambine di esplorare anche altri modi di partecipare e ai bambini di imparare a prendersi cura.

Lasciare spazio significa inoltre rispettare desideri che possono sorprenderci. Una bambina può amare il rosa e le costruzioni, la danza e gli esperimenti. Può desiderare di guidare, oppure preferire osservare prima di intervenire. Può cambiare idea.

La libertà comprende anche la possibilità di essere timida, di procedere lentamente, di avere bisogno di sostegno. Merita attenzione anche la bambina che fatica a farsi capire, che usa modalità diverse per comunicare, che non alza la mano.

Ascoltarla ci chiede tempo, strumenti accessibili e la disponibilità a riconoscere una voce anche quando arriva in una forma diversa da quella che ci aspettiamo.

E c’è un aspetto su cui vorrei fermarmi: il valore di una bambina esiste già, nel presente.

Non deve ottenere risultati straordinari per meritare rispetto. Non deve dimostrare di essere più forte degli ostacoli che incontra. La responsabilità di costruire ambienti sicuri e opportunità più eque appartiene a noi adulti.

Per questo, accanto a «Credi in te stessa», serve un impegno concreto: «Ti ascolto. Ti accompagno. Se qualcosa ti impedisce di partecipare, cerchiamo insieme come cambiarlo».

Questa riflessione tiene aperto anche lo sguardo sul mondo, dove istruzione, sicurezza e possibilità di scegliere restano diritti da difendere. Nelle nostre realtà quotidiane possiamo contribuire rendendo quei diritti visibili nelle relazioni e nelle decisioni.

Possiamo cominciare da un gesto: ascoltare fino in fondo una risposta, proporre un’esperienza senza scegliere al posto suo, accogliere un “no” e parlarne, accorgerci di un’aspettativa che abbiamo dato per scontata.

L’11 ottobre vorrei portare con me questa domanda:

Quanto spazio lasciamo alle bambine per conoscersi, esprimersi e crescere, anche quando il loro modo di essere ci sorprende?

Uno spazio in cui sentirsi amate, rispettate e libere di scoprire chi sono.

E voi, a casa o a scuola, quale frase o piccola abitudine vorreste ripensare per lasciare più spazio alla loro voce?

— Maestra Viviana, Piccoli Passi Inclusivi

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